SSS: scrivere senza stress

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SSS: scrivere senza stress

Vi devo raccontare una cosa.
Non sono nata scrittrice.
E questo s’era capito.
Fatto sta che, piacendo a Elisabetta*, a un certo punto dell’estate scorsa, scrittrice lo divento e, a un altro certo punto di questa incipiente primavera (leggere in falsetto con voce da prof. del nord), mi ritrovo a fare una prova per un’importantissima rivista letteraria.

– Wow. Figata! Vero?
– Sì, molto, ma anche no, per niente.
– No? Come no??

Mo’ vi spiego.

Scelgo il tema.
Tutto ok. Imparo a memoria ogni articolo del portale in perfetto stile scolaretta delle elementari. Tra gocce di sudore e qualche imprecatio, faccio il compito e fin qui mi pare vada tutto bene. Ora mi serve un’opinione super partes.
Scelgo da chi la voglio e invio.
Oggetto: mi dici che ne pensi?
Passano le ore: silenzio stampa.
Sollecito.
Silenzio.
Insisto e mi fiondo su Skype dove sbatto contro la verità.
La mia prova fa schifo.
Ok, no, non “schifo-schifo”, diciamo schifino e per un solo e unico motivo:
non ero io.

O meglio ero io che vestivo i panni di un altro. Panni che tra l’altro mi stavano anche larghi, viste le mie misure.
Perché? Eh perché, perché… perché sotto pressione vuoi fare le cose per bene, perché giàssai che un occhio critico valuterà le tue parole. E tutto questo mette strizza. Parecchia strizza.
In buona sostanza (stesso accento di cui sopra) m’ha preso l’ansia da prestazione, a me che non soffro neanche di eiaculazione precoce (per ovvi motivi).
Mi rendo conto che il soufflé da me scritto che inizialmente sembrava bello gonfio, in realtà era piatto come una frittella.

Butta tutto, Marina, rimetti le uova nel Bimby e ricomincia da capo.

L’intento era buono, di più, ottimo: cercavo di dare a Cesare quel che è di Cesare. Ma forse, se Cesare ti ha messo alla prova, magari non vuole quel che è di Cesare, magari vuole quello che è tuo.
Così, con gli input giusti, ho ricominciato a scrivere: niente pressioni, niente ansie.
Ho deciso di essere me stessa, di metterci dentro il mio mondo, fatto di frasi dirette, immediate, il tutto condito da un po’ di ragù napoletano. Ma soprattutto mi sono divertita, perché è questo quello che voglio fare: scrivere, e divertirmi a farlo. Sempre e comunque, no matter what.
La prima parte senza la seconda non va, non funziona. E ora l’ho capito.
E quindi? E quindi niente. Piaccio? Bene. Non piaccio? Stica.

*La signorina Elisabetta di cui sopra è la mia editor targata Sperling, che ormai sopporta la vagonata di battute della sottoscritta, sua personalissima spina nel fianco.


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