Marina Cuollo recensisce Princesa Maldita

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Marina Cuollo recensisce Princesa Maldita

Sarò franca, raramente leggo (e apprezzo) libri che trattano la disabilità (da che pulpito, visto che ne ho scritto uno, ma sorvoliamo). Stavolta però è diverso. Ho divorato Princesa Maldita di Mara Scarponi in appena tre giorni, neanche il tempo di digerire la pastiera Pasquale. Mi ha colpito. Mi ha colpito molto.

Come dice la sinossi:

“Questo libro non è un libro, ma uno scopo. Non è un romanzo (decisamente non è un romanzo) e nemmeno una storia vera, ma un obiettivo.”, ed è proprio così: Mara, nonostante la LIS (Locked-In Syndrome) che la tiene prigioniera del suo involucro, lettera dopo lettera scrive questo libro con una naturalezza disarmante. Ti colpisce l’animo come uno schiaffo in pieno viso, catapultandoti in una sensazione quasi claustrofobica di un corpo che non risponde ai comandi, ma lo fa senza i soliti pietismi, quelli che non sopporto e con cui sono abituata ad avere spesso a che fare; lo fa in maniera diretta, cruda, e persino autoironica. Mara è così, come la leggi. Non le importa di piacere, si mostra esattamente per quello che è, senza maschere, senza vincoli, pur essendo vincolata. È capace di farti viaggiare soltanto leggendo le sue parole. In un attimo l’India è a due passi da te, i sapori e i colori del Messico sono a tua disposizione e una valanga di emozioni ti investe a ogni pagina.

A parte la buona letteratura, devo dire che sono pochi i libri che mi hanno lasciato qualcosa: Princesa Maldita l’ha fatto. Soprattutto mi ha fatto riflettere sulle piccole cose, su quanto effimera possa essere la nostra vita e che ogni esperienza bella o brutta che riusciamo a vivere, dovremmo custodirla sempre come un tesoro prezioso.


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