L’ANGOLO DELLA CULTURA DI BECKY

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L’ANGOLO DELLA CULTURA DI BECKY

“A Disabilandia si tromba” di Marina Cuollo; quando l’ironia scava nella realtà dell’umana ignoranza

di Rebecca Mais

“Il pregiudizio è aggravato da una distorsione tipicamente sessista: la sessualità è un aspetto naturale al massimo nella vita di un uomo, che ha bisogno di svuotare il sacchettino con una certa regolarità. Le donne, invece, possono farne tranquillamente a meno. C’è l’uncinetto, no? Non è un problema solo di pensiero, perché questo diventa così asfissiante da trasferirsi al corpo: le ragazze disabili non ricevono un’adeguata educazione sessuale (o non la ricevono affatto) e sono del tutto inabili (stavolta il termine è giusto) ad affrontare i cambiamenti e i desideri del proprio corpo, le cui energie e tensioni vengono dirottate su surrogati e/o sostituti psichici.”

Se temi le polemiche, le provocazioni e quanto di scorretto, ma profondamente reale, possa esserci in questo libro, attento, non fa per te.
Ma se invece sei pronto a metterti in gioco, sei un tipo ironico e non hai paura di ritrovare alcuni atteggiamenti che ti appartengono allora prego, fatti una bella risata ma non dimenticare di riflettere in maniera seria di tanto in tanto.

Sì, perché “A Disabilandia si tromba” (Sperling & Kupfer, aprile 2017, con un’introduzione di Mara Maionchi) non è un fantasy porno come alcuni potrebbero pensare e non si parla neppure di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili anche se certamente l’autrice ci mette in guardia sul frequentare determinati individui ‘pericolosi’.

L’autrice, Marina Cuollo, classe 1981, napoletana, laureata in Scienze biologiche e Dottore di ricerca in processi biologici e biomolecole è nata con una rarissima sindrome genetica, come lei stessa racconta.

“Oggi ho trentasei anni, e quando sono nata nessuno ci avrebbe scommesso mille lire che ci sarei arrivata. Sono venuta al mondo con una sindrome genetica molto rara: la Melnick Needles, che non è una marca di siringhe ma un’osteodisplasia scheletrica che a fine 2016, ovvero il momento in cui scrivo, conta un centinaio di casi in tutto il mondo.”

Nonostante ciò, come avrete cominciato ad intuire, lei è una donna come tante altre, con desideri, aspirazioni, sogni, un lavoro e ora anche un bellissimo libro, ricco di ironia che tutti dovrebbero leggere.

Se dotati di sufficiente intelligenza ci si può sbellicare tra le pagine di “A Disabilandia si tromba”: si parla di disabili, di “normodotati”, di teorie scientifiche e di misteriosi comportamenti usuali anche tra i portatori di handicap.

“Il momento esatto della venuta in Terra del disabile resta un mistero. Numerose sono le ipotesi formulate da scienziati di tutto il mondo, soprattutto riguardo lo scopo della sua comparsa. Secondo la corrente del negazionismo disabile, per esempio, questa figura nasce con il recondito fine di spillare soldi allo Stato.”

Si parla della questione della figura dell’assistente sessuale, sempre più dibattuta ma ancora non definita a livello nazionale. Si parla del diritto di vivere la propria vita come si desidera, di sentirsi parte di un qualcosa senza etichette.

“Uno sguardo normale, tra esseri umani sullo stesso pianeta, è raro come trovare un diamante per strada.”

Una prima parte è così dedicata ai normodotati (siete un Homo misericordiosus o vi riconoscete maggiormente nell’Homo indifferens?), una seconda alle varie tipologie di disabili (dal disabile stracciapalle al Leader della disabilità) fino all’incontro tra i due ed i vantaggi che gli uni possono avere dagli altri e viceversa.

“Il disabile conviene. Essere suo amico ancora di più. Ne hai mai accompagnato uno a concerti, partite, eventi in generale? No? Principiante.”

Sesso e disabilità

Ma soprattutto Marina Cuollo vuole far comprendere ai lettori che un disabile non è un extraterrestre ma una persona che vive sulla Terra come chiunque altro, che ama, esiste, piange e gioisce, è uno di noi, per quanto talvolta si pensi il contrario.

I tabù non esistono più al giorno d’oggi o vi siete forse scandalizzati per la copertina o per il titolo di questo libro?

Allora leggete queste pagine, pensate mentre lo fate e chissà che non possiate ricavarne qualcosa di buono. E se dopo l’ultima pagina e l’ultima risata penserete che l’autrice sia stata irriverente e provocatoria allora sì, qualcosa avete capito e di tanto in tanto provate a mettervi nei panni degli altri, senza giudizi né suggerimenti inutili, ma con un pizzico di comprensione e sensibilità.

“Non posso dirvi come si trova un amico, ma posso confermarvi che non si fa amicizia leggendo trattati di psicologia o di medicina. Basta ascoltare. Dare e ricevere. Dalla stima ai biglietti del concerto. L’amicizia è questo.”


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