La prima volta

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La prima volta

Premessa:

  1. Scrivi un libro;
  2. Un editore internazionale te lo pubblica;
  3. La gente te lo compra.

Tutto ciò premesso e considerato, e ammettendo che i fatti 1, 2, e 3 non siano frutto della tua fantasia, nella tua vita di novella scrittrice può capitare che un bel giorno qualcuno voglia intervistarti. A questo punto, come direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea: accetti o no?
Certo che accetti, soprattutto se quel qualcuno si occupa di un format radiofonico nazionale.

Così, udite udite, giovedì sono stata intervistata.
La mia prima volta, signore e signori… già-ggià!

Ai tempi in cui “l’internet” non era ancora nelle case di tutti, l’intervista radiofonica di solito avveniva per telefono il che significava anche che eri libera di fare l’intervista tanto in abito lungo da gran soirée quanto in pigiama di flanella. Cioè se avevi voglia di stare in mutande, mollettone e occhiaie post nottata-a-suon-di-serie-tv, fatti tuoi, liberissima. Ma siccome, come dico sempre, la gente è curiosa, oggi vuole entrarti… in casa, tant’è che hanno inventato un diabolico strumento chiamato Skype. E allora niente più pigiamone, mollettone, niente più stanza incasinata (la mia per inciso di solito somiglia a quella di un accumulatore seriale) e ciak si gira…
Mbè? che domande ti hanno fatto?
Tante, tantissime, neanche me le ricordo tutte a dire il vero. Alcune anche personali, del tipo: adesso sei innamorata?
Innamorata?
Io?
Premesso che neanche la mia vicina di casa impicciona mi fa queste domande, nella mia testa la risposta è stata: «Gli scrittori morti contano?» Risposta reale: «No, al momento non lo sono».

Volete sapere il resto?

L’intervista va in onda domenica. Se fate i bravi ve la registro. 🙂


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