Marina Cuollo recensisce “Avventure semiserie delle mie gambe”

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Marina Cuollo recensisce “Avventure semiserie delle mie gambe”

Dire che non amo i libri sulla disabilità è un eufemismo bello e buono.
La verità è che di norma li schifo proprio perché in generale non sopporto le lagne e in particolare cerco di tenermi ben lontana da quelle che hanno pretese pedagogizzanti alla “aspetta che ti spiego io come viviamo noi”.

Torniamo indietro nel tempo, all’inverno scorso.

Io sono quasi una scrittrice vera; ho un contratto di edizione in mano e un contatto con la mia editor; tra una correzione e l’altra, scandaglio il web e un bel giorno, tra i titoli, ne trovo uno che mi colpisce e un po’ mi preoccupa perché sto per pubblicare un libro sulla disabilità e ho il sacrosanto terrore che qualcun altro mi anticipi.
Oh, lo so che non scriviamo mai niente di nuovo, che nessuno di noi umani ha idee mai pensate prima e che tutto quello che crediamo sia nostro e solo nostro viene di fatto da rielaborazioni di teorie, opere, e rifacimenti altrui, ma sto per essere pubblicata, il mio primo libro sta per arrivare in libreria, e se sono sul chi va là è perché mi piacerebbe tanto essere la prima, o almeno la seconda (dopo la Gambirasio) ad affrontare il tema senza le lagnosità che di norma gli competono.

Prendo il libro.
Aspetto il libro.
Leggo il libro di volata (in due giorni) e da lì inizio a sognare il bronzo.

L’oro è andato, l’argento va a Noria Nalli e al suo “Avventure semiserie delle mie gambe”.
Perché?
Perché il tono che usa nello scrivere il libro è colloquiale: più o meno lo stesso che usiamo con le nostre amiche e questo aiuta il lettore.Perché non è pomposo, non è accademico, non è lagnoso.Perché il suo è sia un libro sulle sfighe che toccano noi formichine del pianeta Terra, ma anche no.

Ecco perché Noria si merita l’argento*.

Parla sì di una disabilità ma lo fa senza piangere, né piangersi addosso.
Anzi: Noria parla alle sue gambe, dice che non le sono mai piaciute, ci dialoga, si scusa con loro, a volte ci litiga.
La sua vita, raccontata in forma di semi-diario, scorre di pari passo (appunto) con quella delle suddette “colonne portanti” con le quali Noria condivide numerose esperienze, quelle vissute da bambina, da adolescente fino a diventare donna e mamma.
La sclerosi, o “strega demielinizzante” compare dopo i vent’anni e la costringe a fare i conti con un corpo che fa “le bizze”, che si fa sentire nei momenti meno opportuni e che, come dice lei, le fa scherzi a più non posso. Ma Noria e le sue gambe compiono anche un percorso che porta tutte e tre alla piena consapevolezza. Entità separate che condividono però, le stessissime sensazioni.

E quindi dico: brava Noria, bel lavoro.

*le mie medagliette, preciso qui, sono solo temporali, cronologiche: prima fu la Gambirasio, seconda la Nalli. Terza, mi racconto io, la Cuollo!


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