Diversamente Romantica

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Diversamente Romantica

Se tre, quattro, o quindici anni fa mi avessero detto che il mio primo libro avrebbe avuto il colore della macchina di Barbie, giuro non ci avrei creduto.
Primo perché non pensavo avrei mai scritto un libro.
Secondo perché non potevo immaginare che poi qualcuno me lo pubblicasse.
Terzo – e qui esageriamo proprio – che quel qualcuno potesse essere una mega-super-iper casa editrice come la mia.
Dulcis in fundo, quattro: il rosa. Ne vogliamo parlare?
Il rosa io lo odio perché lo lego al romanticismo.
Il romanticismo io non lo sopporto perché mi fa subito pensare agli stereotipi.
Serve che dica perché non mi piacciono gli stereotipi?
🙂

[Vedi: compra #Disabiliandia e scoprilo]
Fine dello stacchetto pubblicitario.

Sei una donna? Per il mondo sei «romantica a prescindere» e ciò significa: leggere di psicodrammi, guardare film strappalacrime e giocare a fare la controfigura di Bridget Jones, o Miranda Priestly (durante i picchi di autostima).

Per me no, non è mai stato così, nemmeno da piccola.

I classici giochi che fanno le bambine, per dirne una, li facevo anche io, sia chiaro, ma controvoglia. Non sono aggiornata sulle attuali tendenze infantili, ma ai miei tempi il gioco per eccellenza era “mamma e figlia”. Io, relegata sempre al ruolo di figlia, avrei preferito di gran lunga fare il cane ma la mia accondiscendenza aveva la meglio, e finivo per giocare lo stesso. Mi piaceva pensare fosse un modo facile e veloce per evitare rotture di scatole (salvo scoprire poi da adulta che quelle, in un modo o nell’altro, arrivano comunque, con o senza accondiscendenza).

La verità è che a 7 anni idolatravo Kenshiro, disegnavo come una matta giorno e notte, e quanto alle bambole non ci giocavo se non per usare le loro scarpe come mini-marionette da infilare sui polpastrelli.

Più in là, da adolescente (ma pure ora) l’horror è diventato il mio pane quotidiano, insieme alla buona letteratura e al cinema d’autore (per intenderci quello dove l’italiano medio esce dalla sala con la faccia allibita, fa silenzio per 10 minuti e poi dice: ma voi c’avete capito qualcosa?). Infine i miei gruppi preferiti sono tutti composti da uomini capelloni, spesso pure truccati.

E aPPProposito di trucco, di moda non ci ho mai capito niente, l’unica cosa che so è che amo i miei occhiali, quelli anni 70 che mi ha regalato mio fratello, quelli che mia madre non sopporta, un po’ perché le ricordano la sua gioventù, e un po’ perché, a detta sua, con quelli sembro nonna papera.

Sull’amore, le relazioni sociali e tutte quelle cose che le donne amano (e odiano allo stesso tempo) preferisco sorvolare.

Il fatto è che sono parzialmente sociopatica, ho pochi amici e la mia idea di romanticismo somiglia più a un panino ignorante in stile food truck davanti a un film di Cronenberg. Alla mia età di solito le donne sono già sposate e se non lo sono, molte di loro sognano, anzi no, bramano il matrimonio (un po’ come fremono per i saldi di luglio). Io no, non ho mai bramato niente che mi facesse assomigliare a una meringa, figuriamoci il pacchetto completo.
Non ho un ideale di uomo.
Il mio motto è vivi e lascia vivere, purché lo si faccia con il cervello.

Informazione di servizio.

A te uomo: non chiederò mai di amarmi per tutta la vita, amami finché ti va di farlo (tanto anche io farò lo stesso), non ti chiederò mai di rinunciare a qualcosa (anche perché se lo chiedi tu a me, ti spezzo le ossa), e non inventerò mai scuse per non fare l’amore (è più probabile che sia tu a dirmi che esagero).
La verità è che sono una che ha imparato ad amarsi, forse anche troppo.
Quindi se vuoi provarci con me, sappi che hai un concorrente difficile da battere. Ma puoi sempre tentare la fortuna e vincere il premio di consolazione.


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