Marina Cuollo parla di Joe R. Lansdale

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Marina Cuollo parla di Joe R. Lansdale

Marina: Hai mai letto Lansdale?
Anonimo che si spaccia per letterato: No.
Marina: Aspetta… cioè vuoi dirmi che non hai mai letto niente di Joe R. Lansdale?
Anonimo che si spaccia per letterato: No.
Marina: Giura!
Anonimo che si spaccia per letterato: Giuro.
Marina: MALE, MALE, MOLTO MALE. Rimedia subito se non vuoi che inventi una nuova categoria su misura per te. E non sarebbe piacevole. Fidati.

Che mi piacciano le cose fuori dal comune, ormai s’è capito. Ed è per questo che oggi ho deciso di parlare di Joe R. Lansdale o meglio di una sua trilogia, quella del drive-in.
Faccio la solita piccola premessa per i non addetti ai lavori. Lansdale è uno scrittore americano, ma non uno scrittore americano qualunque, è uno scrittore americano texano.

E allora? Cosa cambia?
Cambia, cambia. Altroché se cambia.

Immaginate se Totò, Troisi o Pino Daniele fossero milanesi. Che dite, farebbe differenza sulla loro produzione artistica? Io dico di sì.

L’essere texano è una delle caratteristiche che fa di Lansdale, Lansdale appunto.

Cosa voglio dire?
Che essere texano è una forma mentis, un modo di essere nudo e crudo. Scazzottate, country rock e influenze messicane la fanno da padrone. L’odore di terra bruciata ti invade le narici e il rumore dei sonagli di un serpente ti fa andare il cuore a mille. Così come il Texas è uno stato secco, arido, pieno di deserti, con fauna e flora tipica, la penna di Lansdale è intrisa della stessa eterogeneità. Da una pagina all’altra si passa dall’horror (degno del miglior Cronenberg), al thriller, alla fantascienza (roba in stile “Ultimatum sulla terra” per intenderci), allo humor (che paragonarlo a Tarantino sarebbe riduttivo). Una sorta di B-Movie messo su carta, di quelli anni 70-80 fatti di sangue rosso cremisi.

E a proposito di B-Movie, ora parliamo di questa famosa trilogia del drive-in.

Anche qui ritroviamo la coppia di protagonisti tipica dei libri di Joe, in questo caso Jack (voce narrante) e Bob. Il libro inizia con un gruppo di amici (in cui troviamo i nostri protagonisti) che hanno l’abitudine di passare i loro venerdì sera all’Orbit, un drive-in dove vengono proiettati horror cult. E fin qui tutto ok. Arrivati all’Orbit però, succede un gran casino. Durante la proiezione del film, arriva una cometa che si ferma proprio sopra il cinema, fa una specie di sorriso e sparisce. E da lì in poi non si capisce più niente. Tutto il drive-in viene isolato dal resto del mondo, rinchiuso in una specie di bolla, che se provi ad uscire una melma in stile blob ti fa diventare una poltiglia umana. A quel punto lo stesso Orbit si trasforma in una sorta di horror B-Movie e i nostri protagonisti devono riuscire a sopravvivere a pazzi invasati, cannibali e persino a un Re del Popcorn (che non voglio svelarvi chi sia, altrimenti che lo leggete a fare?) che vomita popcorn e Coca Cola a raffica. Per tutto il tempo i nostri Jack e Bob devono sfangarla in mezzo a tutti questi casini.

Ora capite perché amo Lansdale?

Credo proprio di sì.
Un autore così va letto. È una di quelle cose da provare almeno una volta nella vita.
Come il peperoncino jalapeno.


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