Come il latte. Però scremato.

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Come il latte. Però scremato.

Che io sia diversamente socievole è un dato di fatto. Come il latte parzialmente scremato, io sono parzialmente asociale. Non del tutto e non sempre. E di sicuro non con tutti.
Il punto però è che se scrivi un libro la conseguenza (a volte) è una serie di incontri, eventi, conoscenze, chiacchiere e successivi similari.
Immaginate di essere la versione mignon di una donna, che un bel giorno spunta con un tomo come un funghetto in una foresta di sequoie. La conseguenza è che il funghetto si ritrova in mezzo a gente che questo mestiere (o un altro) lo fa da sempre.
La reazione (non manifesta) è quasi sempre: ma chi sei? Da dove vieni? Non ti conosciamo. Sei disabile sì, ma non sappiamo niente di te. Eppure non ci sfugge nulla, ci arrivano all’orecchio tutti i disabili del mondo, tutti i disabili “che fanno cose”. Dal mangiare torte senza mani fino a quelli capaci di fare un triplo salto mortale con avvitamento. E di te invece non ci è mai arrivato un cavolo.
Denunce ne hai fatte? Petizioni contro qualche ingiustizia subita ne hai sviscerate? Nessuna segnalazione o sofferenza evidente contro questa società? Sicura sicura? Niente di niente?

No.
Ho scritto un libro perché avevo delle cose da dire per poi scoprire la bellezza della scrittura. Mi piace scrivere e vorrei continuare a farlo. Punto.

Il mondo va per gruppi, etichette, categorie. L’ho scritto in #Disabilandia e questo lo sapete. Ma questa cosa non vale solo per la disabilità. Ogni persona, dallo scrittore all’architetto, perfino Giggino il mio salumiere, viene inserito in una categoria, in un gruppo, in un clan. E i rapporti umani si definiscono per questo, se ti trovi in un contesto che non ti appartiene, un’orda di occhi spalancati ti arriva addosso. La meraviglia nelle parole altrui ti sovrasta, e la conseguenza spesso è una reazione di smarrimento (a volte, non sempre) seguita da una palese antipatia (pure questa non sempre). Io sono una persona fiduciosa ed estremamente ottimista, sono totalmente fuori da certe dinamiche, sono rompipalle è vero ma sempre cordiale e carina con tutti e mi auguro di non suscitare mai astio. La verità però è che sono ingenua, parecchio ingenua. E quando mi capita di incappare in situazioni in cui l’ego la fa da padrone mi sento davvero un pesce fuor d’acqua.

In questi giorni sto conoscendo tanta gente e imparando molto, sto vivendo in un teatro di maschere intervallato di tanto in tanto da splendide persone vestite di pura verità. Ed è di questa pura verità che il mondo ha bisogno.


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