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Ironia e realismo in “A Disabilandia si tromba” di Marina Cuollo

Ma quanto fanno ridere i normodotati

di Aurora Alfano

A Disabilandia si tromba di Marina Cuollo (Edizioni Sperling & Kupfer), un’esilarante punto di vista di chi con ironia racconta il proprio status, ma soprattutto mette in luce la “piccolezza”, dei cosiddetti “normodotati”!
La normalità è diffidare di ciò che non si conosce, con l’irrazionale bisogno di mettergli un’etichetta.

“È la paura che ci muove, la paura di non sapere cosa ci sia dentro, dietro o vicino a quello che non conosciamo. Se vuoi piacere a qualcuno devi fare in modo che non abbia paura di te. Che si senta a suo agio. È l’istinto. È la natura. Mi somiglia? Allora forse non mi mangia. Sei bello? Ok sei dentro. Sei basso? Non sei nulla di tutte queste cose ed in più sei stronzetto? Di certo avrai i soldi. E questo spesso basta. Ma se a quello nuovo gli è toccato in sorte di non essere proprio simile, uguale, identico agli altri per un difetto fisico …Booom! All’improvviso sei il più solo dell’universo”.

Marina Cuollo è disabile e per questo etichettata e come dicono i suoi colleghi dell’università, “è una microdonna alta un metro ed una mentina, sempre un po’ incazzata con il mondo, ma in fondo una crème brulée: quando rompi la crosta sotto c’è il morbido”. Dalla nascita con la sindrome Melnick Needles, l’unica nello stivale ad esserne affetta.

«Capirai dunque che quando mi presento a qualcuno il taglio di capelli non è la prima cosa che si nota».

Strappare le etichette da dosso fa male, è un processo faticoso e doloroso, c’è bisogno di tanta pazienza. L’etichetta disabilità è abbastanza grande che copre anche il resto, si estende alle capacità intellettive, emotive e sessuali.E poi c’è il “diversamente ipocrita”, colui che tra un curriculum di pari qualità potrebbe discriminare un disabile anche se magari è davvero più bravo. Lo assumerà solo se costretto da qualche legge o alleggerito da qualche sgravio o per questioni di marketing.

“Spesso il senso comune ci porta a pensare che se il male non viene nominato farà meno male. Magari fino a sparire. Non è così purtroppo, anzi, se possibile si aggrava.
Ci rende tutti più soli ed isolati, ed ovunque ci giriamo in cerca di uno sguardo di normalità, troviamo solo giudizio o compassione o pietà. Uno sguardo normale tra esseri umani sullo stesso pianeta è raro come trovare un diamante per strada”.

Aristotele fu il primo a scrivere che “l’uomo è un animale sociale”, e lo fece duemilatrecento anni fa, prima che Zuckerberg passasse allo svezzamento e andasse al college. Gli amici possono incoraggiare il disabile a fare cose che altrimenti mai avrebbe pensato di fare.

“So che ora ti sorprenderò, ma cerca di contenerti: anche i disabili a volte intrattengono relazioni trombo-sentimentali. La società oggi chiede ad una donna di essere sempre bella ed attraente, curata e seducente, mentre impone alle donne disabili di nascondere la propria femminilità, il corpo, le forme, in una continua gara in cui non si vince mai, si perde sempre”.

Tutti dovremmo avere il diritto di scegliere chi essere, che tipo di vita condurre, quali rapporti intrattenere. Un libro che invita alla riflessione su cosa siamo diventati nelle relazioni umane.


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