Dialogo intorno al titolo: «I disabili che non ci piacciono»

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Dialogo intorno al titolo: «I disabili che non ci piacciono»

Ore 11: 49. Skype con la mia amica*.

Io e lei abbiamo riletto lo stesso libro** e da lì ci siamo divertite con una serie di riflessioni.
La conversazione di oggi parte da una citazione di uno scrittore intervistato da un altro: «Un motivo per cui a tutt’oggi non mi piace definirmi uno scrittore è che non vorrei mai essere confuso con una persona del genere.».**
Da qui si sposta sulla parola ‘etichette’, alias macrocategorie:

– […] Sai cosa dovresti scrivere, Mari? Un pezzo sui disabili che non ti piacciono.
– Dici tipo quelli che vedo sui social? Quelli con il seguito di pecorelle osannanti che manco Jesus Christ Superstar?
– Tombola.
– See, brava, così poi mi si rivoltano contro i cavalieri dell’Apocalisse.
– Ma dai, senza fare nomi, Mari, come hai fatto con Disabilandia, per macrocategorie.
– Tipo il Buddha, lo Stracciapalle, il Brontolone…
– Yes, maam, proprio quelli, che se poi ci pensiamo il succo è che i disabili che non ti/ci piacciono fanno parte del macro-sistema “persone che non ti/ci piacciono”, anche con l’hashtag.
– Certo! Quelle che si autoappiccicano un‘etichetta e poi su quella ci costruiscono una vita intera: il social VIP, il cinico a tutti i costi, lo scrittore di letteratura impegnata e così via, tipo quelli che DFW*** chiamava grandi squali bianchi che si litigano il dominio di una vasca da bagno.
– Dici che è l’etichetta, con tutto quello che si porta dietro?
– No, non solo: parlo di atteggiamenti che vanno anche oltre la categoria, e l’etichetta la superano, ne fanno parte, sì, ma non soltanto. Nel senso che toccano un cluster più ampio: quello dell’uomo. Chi nasce tondo di solito non muore quadrato.
– Sai una cosa, Mari? Secondo me viene un post figo.
– Anche secondo me. Infatti l’ho già postato.

Note:

* L’amica di mestiere scrive.
** Come diventare se stessi – David Lipsky – Minimum Fax
*** David Foster Wallace


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