APPUNTI DI UNA GIOVANE READER

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Recensione ‘A Disabilandia si tromba’ di Marina Cuollo

di Anna Rita Palmieri

 

Questo romanzo si svela agli occhi del lettore già a partire dal fucsia, molto in stile Barbie, che ne caratterizza la copertina. Un colore vivace come lo stile dell’autrice, uno stile che cattura l’attenzione e che, descrizione dopo descrizione, strappa più di una risata e più di una riflessione.

Marina Cuollo è una microdonna alta un metro e una mentina sì, ma di una vitalità e una vivacità che traspare grandemente nel suo narrato. Ci troviamo di fronte ad un romanzo non convenzionale, un romanzo fuori dagli schemi, in cui non ci viene narrata una storia con un principio ed una fine, ma un’osservare il mondo stando seduti su di un cingolato. E l’autrice questo lo fa in maniera critica, ma allo stesso tempo esilarante ed ironica. Si partirà con l’analisi delle varie sfaccettature del “normodotato” (rigorosamente tra virgolette), per poi passare alle diverse tipizzazioni del disabile, al suo rapporto con quelli che vengono definiti ausili per disabili e non, per soffermarsi, infine, sul legame disabile-lavoro, disabile-famiglia, disabile-barriere architettoniche, disabile-relazioni amorose e disabile-morte.

Nel racconto di Marina, purtroppo o per fortuna, c’è tanta verità. Io per prima non mi nasconderò dietro un dito per dire ‘no io questo non lo faccio!’. Lo facciamo eccome. Leggere questo romanzo è un po’ come riflettersi allo specchio, ritrovarsi in certi comportamenti o pensieri e ritrovarci anche gente di nostra conoscenza.

Con ironia e una buona dose di leggerezza, il lettore viene guidato attraverso temi molto forti, ricorrendo alla risata per sdrammatizzare, e questo costituisce il punto di forza del romanzo, la giusta chiave di lettura.
Un romanzo che pone l’attenzione su un tema essenziale: il pregiudizio. Su come siamo abituati ad etichettare non solo le cose ma anche le persone, e di come sia la paura a spingerci a fare ciò quando ci imbattiamo in qualcosa che non conosciamo. Nel caso specifico il diverso.

Diverse sono le riflessioni suscitate in chi legge, pagina dopo pagina. A fine lettura imparerete di come la disabilità sia proprio una di queste etichette, un pregiudizio che l’uomo sente di dover affibbiare a colui che considera diverso; di come la superiorità fisica non implichi necessariamente una superiorità intellettuale, anzi; di come, cambiando prospettiva, anche i “normodotati” non siano poi tanto normali e, per questo, anch’essi etichettabili. Dipende tutto dal punto di vista perché, alla fine, “…siamo tutti un po’ disabili, e quindi non lo è nessuno…”. Il mio consiglio? Leggetelo, non ve ne pentirete!


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