SIL-ENTLY ALOUD

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A Disabilandia si tromba – Marina Cuollo

di Ariendil (Barbara Poscolieri)

 

Chi appartiene a una qualsiasi minoranza sa benissimo cosa siano le etichette. A dar fastidio non è (sol)tanto l’accezione generalmente negativa che le accompagna, quanto piuttosto la facilità con cui, grazie a esse, si toglie identità e unicità alle persone per uniformarle a un insieme.

Questo accade anche quando quelle etichette si trasformano in positivissimi luoghi comuni. Ed ecco allora il proliferare di gay sensibili o di quattrocchi intelligentissimi o di disabili “che sanno darti tanto” (come spesso si sente dire tra i sostenitori delle buone etichette). Ma basta rifletterci un attimo per capire che non può essere sempre vero, un unico elemento in comune non può rendere le persone tutte uguali. Fidatevi, esiste il gay cuore di pietra, il quattrocchi stupido e il disabile che a darti tanto non ci pensa nemmeno.

Anche nelle minoranze esistono tutte le sfumature di umanità e Marina Cuollo nel suo A Disabilandia si tromba fa un’indimenticabile carrellata di quelle che conosce, ossia i disabili e i non-disabili che si relazionano ai disabili.

Si è divertita (e diverte anche il lettore) ad appiccicare a sua volta delle etichette, suddividendo ulteriormente questi due gruppi di persone in tante sottocategorie di comportamenti: dal disabile stracciapalle, il cui unico scopo nella vita è quello di tediare il prossimo con le sue difficoltà, al disabile Buddha che ha trovato finalmente la via del Nirvana attraverso il #GrandeCambiamento causato dalla sua disabilità; dal non-disabile misericordioso, che indossa il mantello del supereroe ogni volta che vede qualcuno in sedia a rotelle, al non-disabile tuttologo, grande conoscitore di tutti i rimedi e di tutte le malattie, anche quelle inventate appositamente per trollarlo. Un campionario di umanità che vi farà capire quanta diversità c’è sotto la stessa etichetta. Se poi pensate che a scriverlo è una ragazza a sua volta disabile che è lì a perculare tutti, il risultato è uno spasso assicurato.

Ma come sempre succede quando l’ironia viene usata nel modo giusto, si ride e si riflette allo stesso tempo. Il messaggio passa attraverso le pagine più brillanti, spesso di vera e propria comicità (e qui la napoletanità dell’autrice aiuta, tanto per non mettere altre etichette o non cadere in facili – ma positivi!- luoghi comuni), ma anche attraverso quelle più riflessive e personali di inizio e fine libro, sempre scritte con lo stesso tono simpatico e canzonatorio. Perché anche le cose serie possono non essere prese sempre sul serio, perché un disabile non inizia e finisce nella sua malattia ma vive, sente, pensa, ama e, sì, tromba pure. E se questa vi sembra una frase idiota e banale, allora nel libro c’è anche l’etichetta giusta per voi: leggetelo e trovatela.


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