Grazie Giulia!

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Grazie Giulia!

Sottotitolo: Marina Cuollo recensisce “Stiamo tutti bene. Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto”.

La cosa bella dei libri (quando li leggi, ma pure quando li scrivi) è che a volte ti permettono di fare incontri con penne straordinarie. È quello che è successo a me con Giulia Gianni e il suo “Stiamo tutti bene. Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto”.

«In principio fu Giuda o Maria Vigliacca.» cit. Anzi no, in principio furono Giulia, la bionda e il nano. Sì, perché questa è la storia di due donne che si amano, del loro desiderio di avere un figlio e delle gioie, emozioni, ma anche delle tante (dis)avventure, che queste due mamme dovranno affrontare per raggiungere il loro minuscolo nano appollaiato sulla sua isola piena di sole e di mare. Un’isola bella ma anche un po’ noiosa, vero piccolo nano? Ecco perché ha deciso di scendere in campo e farsi sentire, interagire con Giulia e mandare segnali a volte un po’ difficili da interpretare, che però mamma Giulia e mamma bionda seguiranno alla lettera.

Purtroppo viviamo in un Paese dove il pregiudizio è dietro l’angolo (e io ne so qualcosa), così mamma Giulia e mamma bionda finiranno per sopportare diverse uscite davvero poco felici, come quelle di una certa Chiocciolina66 o della Pascucci.

Insomma, viviamo in Italia, un posto dove la gente ha la mania di farsi gli affari degli altri e di giudicare il prossimo come se non ci fosse un domani. Ma come dico sempre: imparare a ridere dei problemi ci insegna a non esserne vittima. E per fortuna grazie a chi lotta di fronte a questi problemi, siamo riusciti a raggiungere alcuni traguardi (come quello delle unioni civili), ma abbiamo ancora tanta strada da fare.

Sapere che esistono libri come questo mi solleva, mi dà un barlume di speranza.

Leggendo “Stiamo tutti bene” incontrerete personaggi fantastici come un nerboruto meccanico (che di nerboruto nell’animo ha ben poco), suore scalze e baffute talvolta in bicicletta, una Barbie, una Guru, doctore e doctori, la spagnoleggiante quanto “temuta” Ana Remedios Perez De La Fuente con la schiera di “Santi” al seguito, Lorenzo il piacione sciupafemmine con le sue idee geniali quanto assurde e, dulcis in fundo, la mitica Carlona.

Dovete sapere che io Carlona la adoro, siamo anime affini, gemelle separate alla nascita (escludendo il fattore “dimensionale” visto che lei è “ona” e io sono “ina”).

Pupofobica per vocazione, la Carlona vi regalerà numerose perle di saggezza in grado di farvi rotolare dalle risate.

Chi è la Carlona? Non sarò certo io a dirvelo, altrimenti il libro che lo leggete a fare? E invece dovete, signori miei, dovete assolutamente! Una lettura che posso riassumere in due parole: divertimento puro.

Ora, quando leggo un libro che mi fa ridere a crepapelle, il mio primo istinto è quello di dargli un posto al Louvre, metterlo in una di quelle teche blindate con tanto di faretti e guardie/antifurto che manco Lupin, Diabolik e la Pantera Rosa messi insieme possono nulla. Poi, piazzarmi lì davanti e ammirarlo come se avessi davanti un’opera di Salvador Dalì. Perché? Perché come dice John Niven: “Far piangere è più facile che far ridere”. E Giulia per raccontare cose importanti ha scelto la strada che più preferisco, quella dell’ironia.

Quindi dico: grazie Giulia!


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