Se può cambiare la donnina, possiamo farlo tutti

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Se può cambiare la donnina, possiamo farlo tutti

Dicono che chi nasce quadro non può morire tondo (o era il contrario?) e in effetti spesso lo dico anche io, soprattutto quando parlo di ex. Ma qui gli ex non c’entrano e non c’entra neanche la geometria. Qui c’entrano le persone, che a detta di molti, non cambiano.

Sicuri?

Sicuri-sicuri?

Allora oggi vi racconto la storia di una donnina nata nel 1937 a Napoli. Napoli, Napoli, centro proprio, quartiere Sanità, giusto a un tiro di babà dalla casa di Totò.
Ora, provate a calarvi nella parte, cominciate a tirare fuori dall’archivio cerebrale tutte le immagini dell’epoca che vi vengono in mente: la Napoli antica, il Caffè Gambrinus, De Filippo e i grandi dell’epoca, e metteteci pure una sfogliatella per gradire.
Nel frattempo, la donnina vive la sua adolescenza negli anni Cinquanta.
Avete presente?
Carrellata di foto stropicciate, quelle in bianco e nero. Miss Italia. Quando lei compie 13 anni (la donnina, non Miss Italia), nel 1950, Sophia Loren sedicenne partecipa al suddetto concorso. Non vince (troppo figa?) ma viene eletta Miss Cinema.

A casa della donnina (una micro-casa che oggi chiameremmo monolocale o scatoletta di tonno, fate vobis), non c’era la TV. Nel vicinato non c’era la TV. Erano pochi ad averla sta TV. Per strada le macchine erano giusto dueddue. Per spostarsi da A a B, quando la donnina era ragazza, c’erano le bici. Soprattutto i piedi.
Niente telefono, per la donnina, o al massimo quello attaccato al muro con il filo lungo lungo. A 18 anni è sull’altare. E meno di un anno dopo, SBAM, sforna il primo pulcino di cinque. Passano gli anni, la donnina cresce, la TV entra nelle case più o meno di tutti. A Milano arrivano i jeans a zampa e le minigonne. A Napoli, soprattutto a Capri e Ischia, gli attori ammericani. Nascono le prime radio libere e con quelle pure alcuni amori (ma questa è un’altra storia).

Avanti veloce.

Anno domini 2017. La donnina compie 80 anni, passa l’estate in campeggio con i nipoti, una vagonata di nipoti, e al 16 settembre, una bella mattina, una delle nipoti di cui sopra, vede una notifica sul cellulare. È Zuckerberg.
Spalanca gli occhi.
Apre Facebook. Controlla: non ci credo, è proprio lei, la donnina.
La donnina è mia nonna.
Ottant’anni suonati e un profilo Facebook nuovo di zecca.
Ecco. Quindi? Quindi niente, solo che non è vero che le persone non cambiano.
Le persone che non cambiano sono solo quelle che non vogliono cambiare.
Se la donnina del ‘37 da non avere nemmeno la TV è passata a Facebook, signore e signori, tutto è possibile.

Tutto?

Tutto.

Si possono imparare cose nuove anche da ottuagenari.
Si possono prendere nuove abitudini anche da anziani (leggere con la z forte).
E se ne possono pure perdere.
Compresa la smania di appiccicare etichette su tutto quello che ci circonda.
Se non avete ancora letto #DISABILANDIA, quindi, cari e care, è il momento di correre ai ripari.
E se l’avete già letto, poi, potete sempre taggare qualcuno che ne avrebbe tanto tanto bisogno.
E poi regalarglielo.


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