"Vendesi: scarpine per neonato, mai indossate."

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"Vendesi: scarpine per neonato, mai indossate."

Ottobre 2012. Napoli, via Atri. Primo anno di illustrazione. 

Quando cominci un corso, spesso c’è una classe, ci sono degli studenti e pure un professore che insegna. Ovvio. E qual è il modo più comune di insegnare? Quello di usare degli esercizi. Ovvio due.
La classe in questione è la mia, i compagni anche, e pure il suddetto professore.

Parte il flashback.

«Bene ragazzi, li vedete quei quadrati di fronte a voi? Quelli grandi quasi quanto il diametro di un flûte?»
Segue annuenza generale.
«Ora, immaginate delle scene e disegnatele all’interno dei quadrati. Ma veloce eh. Niente dettagli, solo schizzi. Insomma delle robe appena appena abbozzate.»

La classe procede. Il professore gira e controlla un po’ tutti, poi si ferma, si avvicina e guarda il mio disegno. Io ho appena concluso uno schizzo che raffigura un tizio alla stazione (voglia di partire? forse). Ho fatto il mio bel trenino e abbozzato il profilo di un uomo. Niente volto, niente particolari, solo la sagoma di un cappotto, la valigia e un cappello a falda larga.

«Sai qual è il punto forte di questo disegno?»

Il mio cervello vorrebbe rispondere, ma la bocca non si apre: oddio ma le interrogazioni non le facevano solo a scuola? Marì ma questa è una scuola. Ah già.

Dopo qualche secondo la mia bocca decide di darsi una mossa.

«Non saprei, il treno?»
«Bè certo, il treno ci dice che ci troviamo in una stazione, ma questa è un’informazione abbastanza palese. Cos’altro?»

Silenzio stampa. Lui continua.

«Il punto forte di questo disegno è il bottone.»

In effetti avevo disegnato anche un bottone sul cappotto. Uno scarabocchio, un ghirigoro come quelli che disegni quando sei al telefono insomma. Senza rendermene conto l’avevo fatto e l’avevo fatto apposta, sentivo dentro di me che quel dettaglio serviva.

«Il bottone?»,  dico io.
«Sì, proprio così. Quel bottone ci dà diverse informazioni. Primo: è posizionato a sinistra, dalla parte del treno e questo ci dice che l’uomo è rivolto verso i vagoni. Secondo: Il fatto che sia rivolto verso i vagoni ci dice che è molto probabile che l’uomo stia per salire sul treno. Se il bottone stesse sul lato opposto, la posizione dell’uomo sarebbe diversa, avrebbe avuto la schiena rivolta verso i vagoni, e non la faccia. In quel caso l’uomo sarebbe sceso dal treno.»*

Spalanco gli occhi.

«Quante informazioni per un solo bottone eh?», risponde lui con un sorrisetto.
«Già.»

Fine del flashback, delle immagini sbiadite, dei suoni opachi e tutto il resto.

Ritorno ai giorni nostri.

Ora immagino che vi aspettiate un senso, una morale o almeno qualche spiegazione dopo tutto questo papiello, giusto? Vi capisco. Se l’aspettano sempre i bambini dalle favole e me l’aspettavo anche io sul fatidico bottone. In realtà non sarebbe necessario, ma ve lo dico lo stesso.

Il senso di tutto questo è una cosa semplice semplice: è la capacità di sintesi, e non solo.

È la capacità di nascondere in pochissimi dettagli un mondo intero. È il cosiddetto “show, don’t tell”. È quello che cerco di fare io, ora, quando scrivo. Lo trovo affascinante, lo trovo significativo, lo trovo importante.

Certo, c’è chi impazzisce per l’uso delle parole al punto da utilizzarne una vagonata per dire qualcosa. Del resto, se esiste gente che per amore del cibo trangugia quintali di pasta, non vedo perché non si possa scrivere un concetto con milioni di parole. È una scelta. Punto. Ma esiste anche un’altra scelta. Ed è quella di condensare il tutto in poche righe. Lo ha fatto pure Hemingway con il suo “Vendesi: scarpine per neonato, mai indossate.”, un racconto di appena sei parole. E lui non è che fosse proprio l’ultimo degli scribacchini.

La verità è che mi piace sperimentare, cercare nuovi modi per dire le cose. Che sono le MIE cose, quelle che vedo ogni giorno, quelle che mi capitano pure quando vado a fare la spesa (si fa per dire che tanto lo sanno tutti che la spesa la fa ancora mia madre). Lo faccio per me stessa, per il piacere che questo mi procura.
E se agli altri non procura piacere?
Giusto per sintetizzare tutto in una sola parola: stica.

* Sta parte fa tanto Sherlock, quello del telefilm, ma pure quello di Sir Arthur Conan Doyle. [N.d.A.]


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