Meglio una gaffe oggi che…

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Meglio una gaffe oggi che…

Quando inviti qualcuno a partecipare a qualcosa ma non lo conosci di persona, rischi di entrare nella categoria #machedavero.
Succede a tutti: a volte capita di essere l’invitato e altre di invitare.
Oggi mi hanno invitato: “Mari, stiamo organizzando una corsa di beneficenza. Che fai, ci vieni?” (chi mi conosce, ora è piegato in due dalle risate).
Insomma, oggi a me, domani a te.
Ed è proprio in questi momenti che il suddetto invito si trasforma in una bella pozzanghera messa lì apposta per farti scivolare.
Sviiish, e sei subito a terra con le chiappe che baciano il pavimento.

Lo scivolone in questione si chiama gaffe.

Che cos’è una gaffe?
Dai che lo sai.
Non hai fatto francese alle medie?
Allora corri ad aprire la Treccani.
Ho capito, ti risparmio la fatica.

Gaffe ‹ġaf› s. f., fr. [der. di gaffer «commettere un’indelicatezza», propr. «afferrare con la gaffa», der. di gaffe «gaffa, alighiero»]. – Atto, comportamento, espressione e sim., commessi o detti per goffaggine, inesperienza o anche semplice distrazione, che creano comunque imbarazzo negli altri.

Ovvero: dicesi gaffe, altresì nota come figura di super cacca, quella particolare reazione chimica del cervello che ti porta a dire la #peggiocosa di sempre.

Di seguito alcuni esempi esaustivi:
  • “Anche per me è stato un piacere vederti.” (detto a un cieco)

  • “Una mano lava l’altra.”  (sentito dire a una persona che di mani non ne aveva mezza)

  • “Ma che ragazzo in gamba.” (detto a un ragazzo con la protesi)

  • “Ma guarda che dovresti sentire anche l’altra campana prima di giudicare.” (detto a una persona sorda)

Ora, siccome di situazioni sui generis ce ne sono a pacchi e ciuffi, inizio a pensare che in realtà dentro ai nostri cervelli abitino delle persone molto ciniche, messe lì apposta per farci vergognare come ladri, oppure dei tizi pagati (da non so chi) per metterci in imbarazzo.

Dev’essere così. Per forza: se stiamo parlando con un cieco (e lo sappiamo), “vedere” e derivati sono gli ultimi dei verbi che dovremmo nominare e invece, zac! Belli come il sole ce ne usciamo con certe figure barbine tanto imbarazzanti da farci venire voglia di auto-sotterrarci alla velocità di un fotone.
Certo, essere inopportuni non piace mai a nessuno e neanche diventare paonazzi dall’imbarazzo, ma forse a pensarci è meglio così.
Che voglio dire?
Mi spiego meglio.
A me personalmente non piace aver a che fare con persone ingessate sempre attente a scegliere le parole giuste. In fondo la gaffe è spontaneità e se uno scivola sulla buccia di banana vuol dire che quella buccia non l’ha vista o comunque non ci ha dato peso. Esattamente come non ha dato peso alla cecità, alla mancanza di un braccio o al fiato corto.
Non è forse meglio questo che una reazione rigida e forzata, condizionata dalla paura di sbagliare? Penso di sì.
E allora dico: meglio una gaffe oggi che un’attenzione da psycho domani.


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