“A Disabilandia si tromba” e le parole chiave

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“A Disabilandia si tromba” e le parole chiave

Tutto, ma proprio tutto, quello che cerchiamo su Google è tracciato.

A Palo Alto, tra una partita di ping pong e l’altra, i dipendenti di Larry Page passano buona parte della loro giornata a curiosare fra le nostre chiavi di ricerca e non se ne lasciano sfuggire mezza: dall’ultimo gossip, fino alle cause dell’onicomicosi, passando per il mistero delle sopracciglia a piuma di gabbiano morto. Questa cosa serve per conoscere i nostri gusti, indi per cui indirizzare le nostre scelte e parte tutto dalle parole chiave.
Conoscerle è alla portata di tutti.
Chiunque abbia un sitello suo, da Analytics può scoprire cosa digitano i suoi lettori/visitatori/utenti nel cercarlo.

E veniamo al nocciolo.

Se leggi questo mio blog, è possibile tu sappia che ho scritto un libro intitolato “A Disabilandia si tromba”, anche perché, ma pensa un po’, il blog sta giustappunto in un sito che parla di me ma soprattutto del libro.
Giusto?
Bene.
L’hai letto?
No?
Ok, per stavolta ti giro il link. La prossima, però, ti rigo la macchina.
Tornando alle parole chiave, pensa a quelle che portano Google a inserirmi tra i suoi risultati.
Fatto?
Ottimo.

Con un “tromba” di mezzo è facile tu abbia partorito parole chiave da fascia protetta. E come darti torto, ma ti posso assicurare che spesso la realtà supera di gran lunga la fantasia.

Tra le parole chiave che ho letto su Analytics ne ho trovate alcune davvero assurde.
Per esempio mi sono resa conto di una discreta quantità di soggetti infoiati che sono finiti sul mio sito combinando la parola “tromba” con qualunque categoria umana e non. Piante comprese: mamma, papà, figlio, cane, gatto, cavallo e ficus (perché in effetti come puoi non trombarti un ficus?).
E, in effetti, il verbo trombare offre combinazioni quasi sempre esilaranti, ma sappi che il mio cognome non è da meno.
Mi chiamo Cuollo. Ricordi?
Ironia della sorte, “Cuollo” in napoletano significa sia “collo” che “addosso”.
Immagina quindi tutte le frasi in dialetto che prevedano la parola “cuollo” e visualizza la mia faccia mentre esplode in risate convulse, tipo quando ho letto la parola chiave “cuoll’ ‘e cazz” che in dialetto napoletano vuol dire letteralmente “cose di poca importanza” o in modo sarcastico “niente”.

Quindi?

Niente, volevo solo ridere un po’ con te che mi leggi a prescindere dalle chiavi di ricerca e ricordarti che anche se hai già letto il più feroce libro sulla disabilità del panorama interplanetario, puoi sempre comprarne un altro da regalare a qualcuno che ami. Ficus compresi.

P.S., le due frasi che seguono hanno il solo scopo di rendere questo articolo più “simpatico” agli occhi di Google e aumentarne la posizione nei risultati della ricerca organica.

Sei curioso come un Analytics e vuoi sapere perché ho dato questo titolo al mio libro? Clicca qui.
Se ancora non sai chi sono e vuoi sapere chi ti righerà l’auto se non comprerai il mio libro, clicca qui.


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