Cara amica di penna, ti scrivo…

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Cara amica di penna, ti scrivo…

Cara Penny,
sì, da oggi in poi ti chiamerò Penny.
Ci ho pensato, amica di penna è troppo lungo, Pen Pal sembra un’app, e Pal mi fa venire in mente l’olio di palma. Quindi niente, da Pen a Penny è un attimo. Che poi com’è che si dice? “Un penny per i tuoi pensieri”, in questo caso “una Penny per i miei pensieri”.

In questi giorni sono in astinenza da serie TV, le ho finite tutte e aspetto le nuove stagioni. Nel frattempo mi consolo leggendo. Ho finito Swing time di Zadie Smith, l’ultimo di Amlo e a breve comincerò il Il quaderno rosso di Michel Bussi.

Quanto alla tua mail, è strano sai, dopo aver letto parte della tua adolescenza non posso fare a meno di pensare che adesso che abbiamo quasi quarant’anni, siamo arrivate allo stesso equilibrio partendo da due opposti. Tu a scuola eri la “sfanculatrice di Sapri”, io la “passera solitaria”, ma non la solitaria del tipo musona-barra-emo, ero quella tutta sorrisi e accondiscendenza. Quella che ti dà esattamente ciò che ti aspetti, quella che riempie tutto il tuo istinto materno, ma che poi non fa parte del “gruppo”.
Quella che una parolaccia? Non sia mai.
Un’incazzatura? Ma neanche per sogno.
Un litigio? Impossibile.
All’epoca ero talmente immersa nella bolla del rincoglionimento da non provare alcun tipo di rabbia.
La cosa che più odio sono le lettere di classe che mi inviavano in ospedale. Ognuno di loro (prof compresi) scriveva uno di quei pessimi pensieri standard, falsi come le notizie di Lercio. Scommetto che le letterine in ospedale le mandavano anche a te, è un classico.

Insomma, per farla breve ero la cucciola disabile, lo stereotipo perfetto, tutto quello che sfanculo in Disabilandia. Fa strano, eh? Soprattutto se pensi a come sono adesso. Tu negli anni ti sei ammorbidita e io negli ultimi dieci anni mi sono indurita. E la cosa non mi dispiace affatto, anzi. L’unico rammarico è che avrei voluto esplodere col botto, fare un gran casino, roba da far imbestialire tutti quanti. E invece niente, tutta la mia incazzatura repressa è venuta fuori gradualmente, tipo spumante sfiatato. Niente tappo che vola.

Non so se siamo cambiate per l’età, quello che so è che forse eravamo troppo estreme (anche se in senso opposto), che per un’adolescente può anche andare bene, ma quando cresci mi sa che non puoi più permettertelo.

Vabbè, fine dello sproloquio. Torno a leggere.

A presto
Mari

N.d.A. Penny non esiste, o forse sì.

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