Amicaggiovane alla fashion week

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Amicaggiovane alla fashion week

Di recente, a una presentazione, mi hanno fatto una disamina approfondita dei vari modi in cui si può utilizzare la voce narrante.
Siccome sono una persona sempre in buona fede, lungi da me pensare si sia trattato di un subliminale aspetta-che-adesso-ti-spiego-io-come-si-scrive. Se così fosse la mia reazione sarebbe un bel… “ringrazio il dottore rifiuto l’offerta e vado avanti”. Ma come dicevo, sono una persona in buona fede.
Vi starete domandando il perché di questa intro. Presto detto: prendo la palla in balzo per scrivere un post in cui io sono la voce narrante, ma la storia stavolta non è la mia. È di una mia amica.

Immaginate una donna giovane di età tra i 35 e i 45 anni che di mestiere scrive.
Fatto? Bene.
Questa, che d’ora in avanti chiameremo Amicaggiovane, viene invitata dalla proprietaria di un noto brand a una sfilata durante la fashion week di Milano.
A questo punto devo farvi un’altra piccola premessa, giusto per darvi un’idea della persona di cui sto parlando.
Amicaggiovane in circostanze lavorative è capace di tenere banco davanti a un CDA, nonché vendere acquasanta al Diavolo, ma in contesti mondani diventa un misto tra Pollyanna e una hamish. In poche parole: Amicaggiovane a una sfilata è a suo agio quanto un pesce fuor d’acqua.

Premessa fatta, andiamo avanti.

Amicaggiovane arriva sul luogo dell’evento dove ci saranno sì e no 300-400 persone. Come da prassi, la nostra eroina (perché diciamolo, è un’eroina lei che di mestiere scrive e per natura è asociale e vagamente misantropa ad accettare di andare a questi défilés) con garbo raggiunge una delle mille hostess e chiede info sul suo posto.
A un certo punto una moltitudine di genti super fashion e belli belli in modo assurdo si avvicina chiedendole come mai si trovi lì. Lei fa la vaga e glissa sulle domande (ricordate la premessa, no?). Risultato, la folla si disperde come il fumo della sua Lucky Strike.

Amicaggiovane allora entra e come entra arriva la proprietaria del brand. Appena la suddetta vede Amicaggiovane il giubilo si materializza nei suoi occhi, baci e abbracci fioccano a più non posso.
Ora, quello che succede è un cambio di rotta epocale, uno stupore manifesto che somiglia a quello dei cartoni animati quando gli casca la mascella per terra.
La moltitudine di genti, che prima ignorava Amicaggiovane, adesso la accerchia letteralmente: le fashion blogger vogliono un selfie a tutti i costi, i giornalisti si prodigano in scuse modello zerbino e tutti vogliono sapere chi sia Amicaggiovane.
Apriti cielo! La moltitudine di genti comincia a fremere come un branco di formiche rosse sulla preda. L’arrembaggio ricomincia.

Di seguito un breve riassunto delle principali domande rivolte ad Amicaggiovane.

– Ma tu chi sei?
– Laura Palmer.

– Ciaooo, puoi dirci come ti chiami?
– Oh bè, grazie per la domanda ma… no.

– Come mai sei qui?
– Sono la parrucchiera della stilista (versione A).
– Io e la stilista eravamo alle elementari insieme (versione B).

– Ciaooo, devi assolutamente venire alla conferenza stampa taldetali.
– Oh, grazie, verrei moooolto volentieri ma devo riordinare le confezioni di pasta in ordine di formato.

– Puoi lasciarmi un tuo biglietto da visita?
– Oh, che peccato, l’ha mangiato il cane.

Finito l’assalto, Amicaggiovane si gode la sfilata, poi saluta tutti e va via con un bel due di picche all’ipocrisia di tanti.
Morale della favola:
“Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei.”
(Niccolò Machiavelli)

P.S., lo so cosa state pensando, credete che io abbia tirato fuori la classica storia del “sai ho un amico che”, come quelli che non vogliono sputtanarsi quando si confidano. No, mi dispiace deludervi, non sono io Amicaggiovane. Del resto se mi avessero invitato a una sfilata, come minimo, obbligata al tacco, avrei finito per spiaccicarmi su tre o quattro modelle.


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