Una nuova sfida: commentare il Libro dei libri

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Una nuova sfida: commentare il Libro dei libri

È un po’ che abito le pagine di questo blog. Questo lo sapete. E quando torno qui a farmi sentire di solito è per due motivi: ho voglia di spararne una delle mie oppure è successo qualcosa di importante che desidero condividere.
Quale dei due motivi mi porta qui oggi?
Il secondo.

Mo’ vi spiego.

Il 6 novembre esce “La Bibbia dei non credenti”, a cura di Francesco Antonioli, edito da Piemme. Un libro dal titolo un po’ forzato (come dice Francesco nell’introduzione), ma senza dubbio particolare, e io, come sapete, con i titoli particolari ci vado a nozze. La domanda nasce spontanea, di cosa tratta questo libro?
Presto detto, alcuni personaggi pubblici, dichiaratamente (o apparentemente) lontani dalla fede, accettano di commentare il Libro dei libri. E mi riferisco a grandi nomi tra: intellettuali, manager, scienziati, giornalisti, scrittori, politici, personaggi dell’arte e dello spettacolo. Non ve li elenco, se no che gusto c’è? Vi lascio l’effetto sorpresa per martedì.
Il motivo che mi porta a scrivere il post è questo, ma la cosa non finisce qui. Tra i tanti autori che hanno dato il loro contributo per questo libro ci sono anche io. E qui un tadaaaa è d’obbligo.

– Allora Marina, sei felice? – dice la voce nella mia testa.
– Felice è poco, sono al settimo cielo, – risponde il mio neurone capo.

Sarò sincera, quando Francesco Antonioli mi ha coinvolto nel nuovo format de “La Bibbia dei non credenti”, saltavo (metaforicamente) dalla gioia, sì, ma una parte di me se la faceva sotto. E non solo perché sarei finita in un libro insieme a tanti grandi, e ovviamente desideravo essere all’altezza (sempre metaforicamente), ma anche perché questo significava aprirmi, essere trasparente, mettere tutta me stessa in quattro cartelle.
Chi mi conosce lo sa, non amo parlare di me. Del resto non potrei mai scrivere un’autobiografia. La mia scrittura mi coinvolge, e molto, ma amo essere criptica o figurare tra le righe.

In questo caso però, non si trattava di esserci parzialmente o commentare oggettivamente il brano scelto della Bibbia, niente saggi accademici, niente compitini da brava scolaretta, qui si trattava di essere personali. Metterci il cuore.

Ecco perché dare voce a Marina, far parlare quella parte interiore di me è stata un po’ una sfida. Non vi nascondo che la prima stesura del mio contributo per questo libro è venuta fuori un po’ frenata. È come se ansie e paure facessero da filtro. In definitiva, non mi sono lasciata completamente andare. Questo mi ha fatto riflettere molto, non solo sulla mia scrittura, ma sulla mia capacità di sbilanciarmi, di aprirmi.
Facendo leva sulle emozioni e su quei filtri che in parte mi bloccavano, ho lavorato alla seconda stesura più liberamente. Senza ansia, senza pressione. Ho cercato di tornare alle origini, a quello che mi diverte: scrivere senza vincoli. E quello che è venuto fuori è un po’ come il ragù, che va cotto a lungo, a fuoco basso e con la pentola semicoperta per avere un sugo saporito.

Insomma, il risultato è quello che leggerete il 6 novembre.

Ci vediamo in libreria!

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