LA STAMPA

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LA STAMPA

Quando l’uomo domina e schiaccia gli animali non è mai una buona cosa

di Carlo Grande

Visti i tempi, sono parecchie le questioni da riconsiderare. Nemmeno la Bibbia fa eccezione. Francesco Antonioli con La Bibbia dei non credenti (Piemme) spinge molti protagonisti della vita italiana a commentare il «Libro dei libri» e aiuta a riflettere su temi fondamentali, a cominciare dalla faccenda dell’uomo che domina gli animali. Marina Cuollo, che ha parecchio da dire sui disabili (creature difettose, scherza, «adulti condannati a vivere come eterni bambini»), cita un passo famoso: «Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati (…) quello doveva essere il suo nome».

Marina storce il naso davanti a tanto predominio: «Non mi pare sia stato Adamo a chiedere aiuto a Dio – dice – è stato Dio a decidere che ne aveva bisogno. Da solo non ce la faceva, poverino?». Gli animali non lo aiutano abbastanza e «Dio che fa? Gli crea la donna e gli impone un legame. Alla sottoscritta le imposizioni non sono mai piaciute (…) ».

«Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore» mi fa venire l’orticaria ogni volta che lo sento pronunciare da un sacerdote. Immagino che le spose non ci badino troppo o fingano di non sentire». Poi ci sono Monica Cirinnà, che ha diviso l’Italia con la legge che porta il suo nome sulle unioni civili ed è un’amante di ambiente e animali, e Oliviero Toscani, United Golors of creation, che discute con il Creativo n. 1 (Dio) e con gli uomini, distruttori e assassini dei loro simili e dissimili: «Mi è capitato di guardare negli occhi il mio cavallo; che cosa ne abbiamo fatto nel corso dei secoli di queste povere bestie? Di cotte e di crude, persino le bistecche e i film porno». Il terrorista Tuti riflette su un piccione caduto nel cortile del carcere, Marcello Veneziani sui vitelli d’oro, il nichilismo e il feticismo dei giorni nostri, che «si trincera dietro speciosi valori o pure declamazioni umanitarie, a volte si nutre di quel che Hegel chiamò la pappa del cuore». Che poi è un modo, a volte drammatico, per riempire un vuoto e dissimulare il cinismo assoluto di chi non ha altro dio che se stesso. Bianca Pitzorno parla dei cuccioli d’uomo («Mi piacciono i guerrieri e i rivoluzionari, soprattutto quando hanno le trecce e siedono su un banco di quarta elementare») e per Francesco Guccini valga il geniale titolo: Vacca d’un cane.

Romilda Bollati, intervistata nella prima edizione del libro, meditava su ricchi, Vangelo e sulla cruna dell’ago di Oldenburg, in piazzale Cadorna a Milano: «Li ci può passare almeno un cammello cucciolo» ironizzava. Il Buondio, grande scultore, fa proprio di tutto per aiutarci.


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