Le parole degli altri

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Le parole degli altri

Mi rifugiavo lì ogni volta che ne avevo bisogno. Quando ero triste, quando ero delusa, persino quando ero felice. Quando avevo bisogno di quell’amore così proibito. Quando avevo voglia di fuggire dal mondo che non riusciva a capirmi. Quando non volevo dare spiegazioni perché, a differenza delle persone, i personaggi non ne hanno bisogno.

Ho cominciato a leggere intorno ai tredici anni. I libri li conoscevo da tempo ma prima dell’adolescenza mi sembravano solo un obbligo noioso, una rottura di palle imposta dai grandi, qualcosa che prima riesci a finire, prima puoi dedicarti a quello che davvero ti piace. Eppure, a un certo punto della mia vita qualcuno è riuscito a mostrarmi un aspetto dei libri a me sconosciuto. Non so come sia successo, è avvenuto lentamente, senza forzature, come quando bagni una bustina di tè nell’acqua e vedi quel liquido colorarsi lentamente. E così, senza neanche rendermene conto sono diventata un infuso di parole.

Il primo libro che mi hanno regalato è stato il Piccolo Principe. Quell’edizione Bompiani del ‘95 è ancora nella mia libreria, la sovraccoperta è un po’ lacerata e le pagine sono ingiallite. Più di vent’anni fa mi sentivo così affine a quel bambino alieno nel mondo, e fu allora che capii che i libri sono degli specchi, hanno la capacità di riflettere l’immagine che ti porti dentro. E sono anche dei traduttori, perché quello che prima era così difficile da capire, diventa immediatamente chiaro. Dopo quel libro ne sono arrivati molti altri e molte altre immagini riflesse mi si sono palesate davanti con mia grande meraviglia.

Ci si aspetterebbe che una ragazzina che ha scoperto l’amore per i libri abbia scoperto fin da subito anche quello per la scrittura. E invece no, quello è arrivato dopo, molto dopo. La scrittura richiede una buona dose di autostima e anche un pizzico di ego di cui io, all’epoca, ero decisamente carente. Non che non ci abbia provato, eccome se ci ho provato. Ma la mia scrittura non era minimamente in grado di darmi quello che i libri riuscivano a trasmettermi. Tutto mi sembrava banale, privo di senso. Un cumulo di parole messe lì a caso, senza bellezza, senza trasporto, senza sentimento. A distanza di anni non saprei dire se quel mio giudizio corrispondesse al vero, anche perché di quelle parole non ve n’è più traccia, non le ho mai conservate. Ma tanto non mi importava, c’erano le parole degli altri a darmi tutto quello di cui avevo bisogno.

Molto prima della scrittura, molto prima delle persone, i libri mi hanno salvato. Mi hanno dato un posto sicuro in cui crescere, perché anche se siamo attratti da tutto quello che ci manca, alla fine è ciò che ci accoglie a fare la differenza. E i libri mi hanno accolto, sempre.


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