Le 4 tipologie di reazioni alle elezioni

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Le 4 tipologie di reazioni alle elezioni

Come tutti sanno, ieri ci sono state le elezioni europee 2019. Non mi metterò a fare spiegoni a riguardo per due motivi: primo, non sono Mentana, secondo, non sono Mentana (anche se lo ammetto, darei un rene per la sua dialettica).
Dopo i risultati di ogni elezione nel nostro Bel Paese, con grande spirito masochistico, finisco sempre per dare un’occhiata ai social e alle reazioni della gente. Puntualmente vengo sommersa da un marasma di parole, meme e video di ogni tipo. Dopo anni passati a osservare il magico mondo dell’internet, la Marie Kondo che è in me, esce fuori prepotente e comincia a dare un ordine a tutto questo, giocando a “catalogare” i comportamenti umani.
Quello che ne ho dedotto sono 4 tipologie di reazioni alle elezioni.

Il vittorioso

È facile intuire che il partito da lui votato ha vinto. La reazione immediata è quella di dichiarare la sua vittoria con gioia e giubilo, urlando ai quattro venti con la stessa foga dei bambini che vincono a rubamazzetto. Lo riconosci subito dalla tipica camminata “tre metri sopra il cielo”, che ci tengo a precisare non ha niente a che vedere con Moccia. Giusto il sorriso a trentadue denti di chi ha sbancato.
Come succede spesso con tutti quelli che vincono il podio, bisogna sorbirsi la ola da stadio, la commozione della vittoria e soprattutto “We are the champions” a palla ogni minuto e quarto d’ora. Che dopo un po’ una sassata allo stereo è considerata legittima difesa.

Il comico

Che sia contento dei risultati o ne sia amareggiato conta poco, lui ci deve fare la battuta sopra. In quest’epoca di meme, tweet accattivanti e spiritosaggini varie, c’è stata un’impennata pazzesca di comici.
Il comico lo riconosci facile, è lui: il simpatico a tutti i costi. Che diciamolo, ci sta se dovete fare i brillanti al primo appuntamento, ma se a commentare c’è la sorella di mamma con “bello di zia sua, quanto c’ha ragione”, si può pure evitare.
E qui un doveroso appunto va fatto: in quanto umorista, un po’ mi sento chiamata in causa. Appartengo a questa categoria e mi prendo pure in giro da sola. Ma come si dice: che mondo sarebbe senza… l’autoironia. Ma pure la Nutella.

L’indignato

Secondo la fisica, a ogni reazione ne corrisponde una uguale e contraria. Ed è per questo che se abbiamo un vittorioso, abbiamo anche un indignato. Esattamente come il primo, egli ci tiene a manifestare la propria opinione, esprimendo tutto il suo disappunto per i risultati. E lo fa altrettanto rumorosamente, senza dimenticare gli hashtag di riferimento, che vanno dal #notinmyname a #ilmiocanevotamegliodivoi.
I post dell’indignato sono lunghi e articolati, pieni di rimproveri verso gli italiani. Partono con toni leggeri, aumentando in un crescendo, e infine arrivano al finale col botto. L’approccio è la classica cazziata generale modello “mamma napoletana con la ciavatta in mano”.

L’indignato dell’indignato

No, non è la versione elettorale della matrioska. Se esiste l’indignato, esiste anche l’indignato dell’indignato. Ovvero, colui che cazzea – anche se è fondamentalmente d’accordo con loro – gli indignati stessi. Lo so, è una faccenda complicata, un po’ come quando cominciano a spiegarti quelle parentele arzigogolate, tipo il cugino di primo grado del fratello del cognato.
L’indignato dell’indignato, dopo aver sviscerato il suo post si ritira in un totale silenzio stampa, e tu, alla fine dei giochi ti senti un po’ confuso: ho fatto bene? Ho fatto male? Siamo dalla stessa parte? Il latte parzialmente scremato è meglio di quello intero?
A queste domande nessuno avrà mai risposta, esattamente come chiedersi: ma se Pippo e Pluto sono entrambi cani, perché uno parla e l’altro no?

In ogni caso, che apparteniate a una o nessuna di queste tipologie, il diritto di voto è una cosa sacrosanta.
Difendetelo sempre.


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