A proposito di pietismo, ruote e titoli di giornale

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A proposito di pietismo, ruote e titoli di giornale

Il pietismo è una brutta bestia, signori. Penetra a fondo nelle azioni della gente e stravolge il significato di molte cose. Ci sono parole che fanno leva sui sentimenti primordiali, usate in maniera strategica con lo scopo di racimolare like e condivisioni. E chi se ne frega se il messaggio che veicolano lede anni di lotte contro discriminazione e pregiudizi.

Ecco, questa è una cosa che in quanto esperta di ruote e affini, mi capita sotto il naso continuamente.

Mi ero ripromessa di non commentare le reazioni alla foto che impazza sul web, ovvero quella che ritrae un ragazzo in sedia a rotelle mentre fa crowd surfing al Resurrection Fest, perché non amo dare spazio ai classici commenti degli “StimAmmiri” (per la definizione di StimAmmiro rifarsi a Disabilandia), ma dopo l’ennesimo titolo sui giornali pregno della solita lagna epocale condita di tenerezza – manco si trattasse della foto di un cucciolo di volpino di Pomerania – non ce l’ho fatta.
Detto papale papale, ne ho piene le scatole di quelli che ci considerano supereroi per azioni che chiunque riesce a fare, con la sola differenza che noi le facciamo su ruote. Ne ho piene le scatole di quelli che ogni tre per due tirano fuori la lacrimuccia davanti a un tizio che fa cose, solo perché al tizio in questione gli hanno appioppato il prefisso “diversamente”.

Non siamo eroi, non siamo esempi di coraggio, non siamo fari di speranza. Lo dico e lo ripeto per la milionesima volta: siamo esseri umani. Punto.

E che sia messo agli atti, non voglio essere ricordata per la sindrome dal nome strano, per le ruote o per qualsiasi altro aggeggio che uso. Voglio essere ricordata per un premio Nobel, o un Pulitzer (oh, sognare non costa nulla!) che ho guadagnato con anni di studio, voglio essere ricordata perché ho reso la vita migliore a qualcuno con la mia compagnia, voglio essere ricordata perché ho mangiato 5 chili di pasta al ragù senza schiattare.

Le parole sono importanti. Usiamole per veicolare reali messaggi di inclusione e non messaggi pieni di quella retorica dei sentimenti che non fa bene a nessuno.

Andate in pace.

P.S.: e comunque il crowd surfing in carrozzina non è una cosa nuova, e non c’è nulla di commovente, nessun miracolo di San Gennaro.


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