Diversamente pianta

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Diversamente pianta

Diffidiamo di tutto ciò che non ci è noto. È la paura che ci muove. La paura di non sapere cosa ci sia dentro, o dietro, o vicino a quello che non conosciamo.

La disabilità rientra tra le cose che non conosciamo bene, e a volte il primo impatto con questo aspetto della vita mette a disagio.

Questo si traduce nella difficoltà di comunicare con le persone con disabilità, anzi spesso e volentieri i disabili riescono a diventare entità invisibili e a sparire meglio di David Copperfield.
Un comportamento simile lo ritroviamo di frequente nei luoghi di pubblico esercizio come: bar, ristoranti, negozi, enti pubblici o luoghi di ricreazione.

Lo scenario tipico è questo:
abbiamo un soggetto che si troverà di fronte a una persona che spinge una carrozzina, il soggetto guarderà al contenuto della medesima con lo stesso sguardo intenso definito in letteratura «della mucca che guarda il treno». Il suo brillante cervello normodotato farà uno strano crack, simile al suono prodotto da un hard disk quando dobbiamo comprarne uno nuovo.
Egli si riavvierà dunque in modalità provvisoria, svolgendo le sue mansioni in assetto risparmio energetico. Eviterà lo sguardo del disabile grazie al superpotere della cecità selettiva.
Nel caso del cameriere, per esempio, dopo aver preso tutte le ordinazioni dei normodotati – dall’antipasto all’ammazzacaffè – si troverà di fronte al muro dell’imbarazzo, e lo scavalcherà goffamente rivolgendosi a qualcun altro del gruppo.

– Scusi, il suo amico cosa prende?
– Se ce l’ha, un piatto vuoto, così glielo tira in testa, grazie.

A me nei bar o nei ristoranti questo tipo di situazioni capita spesso, a volte non mi hanno portato neanche il menù.
Ma posso capirlo, eh. Lo sanno tutti che i disabili non mangiano, fanno direttamente la fotosintesi.
Ma dico io, a questo punto, cara Greta, usaci per ripopolare l’Amazzonia!

P.S.: in diapositiva un esemplare di “diversamente pianta” che fa la fotosintesi.


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