Perchè no?

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Perchè no?

So che ora ti sorprenderò, ma cerca di contenerti: anche i disabili a volte intrattengono relazioni trombo-sentimentali e quindi… sì, scopano.
Eppure non se ne parla. Basta nominare l’argomento e si alzano barricate insieme all’allarme antincendio, manco fosse entrato il Papa nella stanza.
Immagina un giovane rotolante che si accinge a presentare ad amici, parenti, o anche solo conoscenti, il proprio partner. Al pronti-via una manifestazione di stupore si materializza sul volto dei presenti, le sopracciglia si arcuano fino a formare un grande punto di domanda: perché? Semplicemente perché sì.

Ma soprattutto, perché no?

Diciamocelo, se già l’inoculazione di san Pietro in terra nostrana ci rende difficile parlare della sfera sessuale di chiunque, come si può pensare che lo faccia serenamente un disabile?
In genere l’atteggiamento verso la sessualità dei disabili ondeggia tra la negazione esasperata e la messa all’indice dell’argomento, bollato come perversione.
Se poi, oltre a essere cingolato, sei pure una donna, questo tipo di atteggiamento si rafforza ancora di più.
L’essere donna, unitamente all’essere “fisicamente difettosa”, provoca un senso di forte disagio in una società che esalta la perfezione e il corpo. Le donne con disabilità devono troppo spesso fare i conti con uno stigma che impone alle signore di essere fragili (non solo fisicamente), bisognose di cure e attenzioni, e già che ci siamo pure asessuate.
Il pregiudizio è aggravato da una distorsione tipicamente sessista: la sessualità è un aspetto naturale al massimo nella vita di un uomo, che ha bisogno di svuotare il sacchettino con una certa regolarità.

Le donne, invece, possono farne tranquillamente a meno.

C’è l’uncinetto, no?
Se quasi nessuna donna al mondo riesce ad amare del tutto il proprio corpo, per quanto simile ai canoni mediatici possa essere, figuriamoci l’impatto su una ragazza disabile e tutte le conseguenze che ne derivano.
La stessa società che oggi chiede alle donne di essere sempre belle e attraenti, curate e seducenti, impone invece alle donne disabili di nascondere la propria femminilità, il proprio corpo e le proprie forme, in una continua gara in cui non si vince mai.
Pensare poi che una donna disabile possa addirittura avere una gravidanza, partorire, diventare madre e crescere il suo bambino, diventa quasi un’idea assurda e insana.
Allora cominciamo a dirle queste cose, e chissà che prima o poi non riusciamo a staccarle per davvero queste etichette.


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