L’arte di arrangiarsi: Napoli fa scuola

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L’arte di arrangiarsi: Napoli fa scuola

Articolo pubblicato su Quarta Parete il 30/03/2020

Possiamo affermare senza dubbio che questo 2020 rimarrà nella memoria di tutti per sempre. Il Coronavirus è entrato prepotente nelle nostre vite sconvolgendo le esistenze di tante persone con una velocità impressionante. Eppure, nonostante tutte le difficoltà non posso non notare l’unione e la solidarietà che le persone stanno dimostrando, in particolare la mia Napoli, che sulle note di Abbracciame si stringe metaforicamente in un lungo abbraccio da balcone a balcone. Perché è nei momenti critici che tutti noi facciamo affidamento sulle nostre risorse interiori, un po’ come tirare la cordicella del paracadute d’emergenza.

E a proposito di crisi, possiamo dire che a Napoli inquadrare le difficoltà in tempi precisi è più difficile, perché è qualcosa che conosciamo da anni. Per tante persone si tratta proprio di un modus vivendi, che spesso impone un termine specifico, un termine che racchiude in sé tutta la capacità di trovare soluzioni ai problemi della vita: mi riferisco alla cosiddetta “arte di arrangiarsi”.

Non ho mai amato generalizzare e anzi, il più delle volte lo considero un atto di superficialità, ma ci sono delle caratteristiche dei napoletani che mi sembrano evidenti. È ovvio che non mi riferisco a tutti i napoletani, sarebbe assurdo, ma osservando negli anni i miei compaesani, non posso fare a meno di notare che una buona parte di loro possiede la capacità di riuscire a trasformare in risorsa ciò che di solito non viene considerato o che viene addirittura visto come un limite. Ed è qui che il napoletano ne inventa una più del diavolo pur di sbarcare il lunario, e con originalità tira fuori mestieri improbabili sfruttando astuzia e capacità.

In antichità Napoli era famosa per un’infinità di mestieri improvvisati, alcuni passati alla storia, come il famoso acquaiuolo, che ritroviamo spesso nelle rappresentazioni teatrali e che vediamo girare con il suo carretto pieno d’acqua fresca. Altri partoriti dall’ingegno delle persone, come quelli raccontati da De Crescenzo, tipo il sosciapasta, cioè letteralmente l’addetto a soffiare sulla pasta, ovvero colui che raccoglieva gli avanzi di pasta caduti dalle buste e si preoccupava di pulirli dalla polvere e dalla sporcizia soffiandoci sopra. Oppure il ben più noto saponaro, che andava di casa in casa alla ricerca di oggetti in disuso che le persone erano disposte a regalare. Il saponaro accettava di tutto: abbigliamento, oggettistica, anche roba vecchia, tutto pur di ricavarne qualcosa da vendere al mercato.

Oggi molti mestieri improvvisati sono scomparsi, ma alcuni resistono stoicamente. Penso alla classica posteggia napoletana, l’arte di intrattenere le persone girando per i tavoli dei ristoranti, delle pizzerie e dei bar, intonando canzoni del repertorio classico napoletano, un modo per mettere a frutto le proprie capacità musicali e canore, e che ormai è diventato vero e proprio folclore.
Penso poi a tutti i camioncini ambulanti che per strada vendono ogni sorta di prelibatezza: cuppetielli di zeppole e panzarotti, pizza a portafoglio, ‘o pere e ‘o musso, carciofolle arrustute (N.d.A. è sorprendente come in napoletano la parola carciofo dal maschile diventi femminile), e il punto fermo della mia infanzia, le pannocchie, che noi napoletani chiamiamo affettuosamente spighetti, e che ci vengono servite rigorosamente in due sole varianti, arrostite o bollite. Insomma, il nostro è un popolo che ha reso l’arte di arrangiarsi un vero e proprio talento. Ma soprattutto, Napoli si rivela una città piena di persone straordinarie nel loro modo semplice di approcciarsi alla vita, di non darsi mai per vinti, e in un periodo storico complesso come quello che stiamo vivendo, sono proprio queste le caratteristiche che dobbiamo richiamare alla memoria.

E allora ben vengano i canti, i balli e i concerti dai balconi in grado di esorcizzare la paura, perché è il momento di ricordare che abbiamo la forza di reinventarci e risollevarci anche dal buio più nero.


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