Parliamo di libri

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Parliamo di libri

Parliamo di libri? Parliamo di libri.

La prima volta che ho trovato un personaggio con disabilità nei libri è stato ad adolescenza bella che superata.
Ho esultato, mi è sembrata una cosa incredibile, avevo appena visto un personaggio con cui riuscivo a identificarmi su quei cosi di carta che veneravo fin da quando ero un soldo di cacio. Ero stupita, era una cosa così rara che non avevo neanche notato che quella storia l’aveva scritta una persona non disabile, ero talmente desiderosa di far parte di qualcosa che mi bastava. L’idea di poter scrivere io stessa le storie che avrei voluto leggere non mi passava neanche per l’anticamera del cervello.

Oggi con più consapevolezza comincio a realizzare che la maggior parte dei personaggi con disabilità all’interno delle storie arrivano da autori e autrici non disabili, e questo mi fa pensare che forse non è un problema di contenuto, ma di chi propone il contenuto.
Ho sempre guardato il mondo dell’editoria con ammirazione ma anche con una certa paura, perché essere una scrittrice con disabilità significa sfondare un muro di cui nessuno parla mai. L’accesso alla scrittura che ci viene concesso è quasi sempre quello autobiografico, è davvero raro che ci permettano di raccontare le nostre storie anche all’interno della fiction. Penso che questa sia l’ennesima forma di abilismo.
Quando ci esponiamo in prima persona, ci lasciano passare, ci incoraggiano a esprimere ogni dettaglio del nostra quotidianità, viceversa la strada è in salita, e senza rampa.

Ok, è vero, a volte il nostro vissuto raccontato in prima persona può essere un’ottima strada per una presa di coscienza, ma non è l’unica.
Pensare che le nostre vite vendano più delle storie che nascono dalle nostre esperienze e dalla nostra fantasia è un bias che andrebbe smantellato una volta per tutte.
La rappresentazione passa anche attraverso la fiction, avere la possibilità di raccontare le nostre storie e non solo le nostre vite, vuol dire smettere di essere soggetti “guardati” per diventare soggetti attivi.


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