Gian Paolo Serino

Il meraviglioso Gian Paolo Serino mi ha regalato una recensione che è stata capace di sciogliermi come una mozzarella al sole.

Eccola:

“#Consiglidilettura: Marina Cuollo, “A Disabilandia si tromba” (Sperling & Kupfer): ho ricevuto ieri mattina questo romanzo.

Pur conoscendo già la sensibilità dell’autrice ero un pochino prevenuto per il titolo.

Ho iniziato a leggere e sono rimasto folgorato dall’autoironia di Marina. Ho riso ad ogni pagina perchè, più di ogni altra inchiesta giornalistica o saggio o libro (tipo la serie: “le sfighe cliniche e via di fazzoletto”), mi ha dato molto. MI ha fatto capire davvero, pur sorridendo, le difficoltà giornaliere che le persone con un handicap – quelle che oggi chiamiamo con falso ipocrita pudore “diversamente abili”- devono affrontare.

Perché come scrive Mara Maionchi nella prefazione Marina non parla solo di questo, ma le difficoltà, le barriere, servono (anche a noi “normodotati”) a capire la differenza tra deficienti e intelligenti, tra immaturi e irrisolti, tra compassionevoli e merde. Siamo “diversamente ipocriti”, tutti. E Marina ce lo ricorda.

Ricordandomi a sua volta i versi di Elio Pagliarani:

“A me la gente mi fanno schifo”.

Significa: la gente mi fa schifo ma io faccio parte della gente. Lo stesso per noi. Siamo tutti diversamente disabili. Sprechiamo la vita ogni giorno senza capire che ogni giorno alzarsi dal letto è un miracolo. Abbiamo perso la direzione, il senso, il sentire. Siamo tutti handicappati della vita. Questa è una autobiografia in cui tutti possono ritrovarsi e ritrovare la fede nei veri problemi. Un libro da leggere, regalare, su cui riflettere, perché è una preghiera d’inchiostro lanciata contro il cielo, ma non urlata, sussurrata, amata, piena di vita.Perché

Scrive Marina Cuollo “Sono una microdonna, alta un metro e una mentina, che ha bisogno sempre di dimostrarsi un pochino incazzata per poter dire la sua. Ho trentasei e quando sono nata nessuno ci avrebbe scommesso mille lire che ci sarei arrivata. Sono venuta al mondo con una sindrome genetica molto rara: la Melnick Needles, un’osteodiplasia scheletrica che conta un centinaio di casi in tutto il mondo. Uso la sedia a rotelle e di notte dormo attaccata a un ventilatore polmonare”. Confesso in certe pagine di avere anche pianto. Perché anche io ho visto e vedo la vita come Marina: la malattia, qualsiasi, o Ti distrugge oppure Ti dona un punto di vista privilegiato. Il punto di vista di Dio. Dal basso, con una sensibilità che spesso brucia la pelle, ustiona i sentimenti, ma ci permette di dire a noi stessi: io sono vivo. Davvero.
Un libro che mi ha cambiato. In meglio. E non sono molti tra le migliaia che ho letto. Un libro che dedico a Riccardo Zoso, un amico che, pur non avendo mai incontrato di persona, mi ha aiutato a credere.

Ed è questo che deve fare un vero scrittore. Marina Cuollo lo è.”

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